Coltivare la luce
Tuscia Contemporanea è un programma pluriennale dedicato all’arte contemporanea nella Tuscia viterbese. Si articola in mostre numerate, concepite come capitoli di un unico racconto, e documenta il rapporto tra questa terra e l’arte contemporanea nelle sue diverse forme: gli artisti che vi hanno stabilito il proprio studio, quelli che vi giungono per realizzare progetti e opere, i luoghi che ne custodiscono le presenze, passate e attuali. Il programma si apre con Gregor Becker, artista formatosi in architettura del paesaggio, attivo per oltre vent’anni tra Germania, Stati Uniti e Australia, e dal 2014 dedito interamente alla ricerca artistica nel suo atelier di Soriano nel Cimino. La scelta risponde alla vocazione della rete: dare visibilità pubblica a esperienze artistiche di rilievo internazionale che nel territorio trovano origine, dimora o compimento.
L’opera di Gregor Becker consiste in mosaici di carta da acquerello dipinta a mano, composti da migliaia di tessere che l’artista colora, taglia e dispone su tavola nell’arco di mesi. La tecnica riprende la tradizione musiva e ne rovescia i termini costitutivi: alla pietra sostituisce la carta, alla superficie piana un rilievo mosso, alla fissità dell’immagine una variabilità che dipende dall’inclinazione delle singole tessere. Le opere reagiscono alla luce naturale e mutano con le ore del giorno e con la posizione dell’osservatore. In questa concezione confluisce l’esperienza del paesaggista: il tempo lungo della crescita, l’attenzione alle condizioni ambientali, l’idea che l’opera non si concluda nell’esecuzione ma continui a vivere nel luogo che la accoglie. "Non volevo cementare la luce dentro un quadro", ha dichiarato l’artista. "La luce è viva: passa, cambia, ti mette in relazione con tutto ciò che hai intorno." Gregor Becker (Magonza, Germania) vive e lavora a Soriano nel Cimino. Le sue opere figurano in collezioni private in Europa e negli Stati Uniti; Il Giardino di Gregor è la sua prima mostra personale in un museo.
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L’arte non abita i centri: li diserta. Da sempre elegge i margini a propria capitale.
La Tuscia è il margine per eccellenza: terra etrusca, dunque anteriore a Roma e mai veramente romana, ha esercitato per secoli l’arte sottile di non farsi capitale. È questa renitenza al centro che gli artisti hanno sempre riconosciuto come affinità. Balthus, Castellani, Twombly, Pasolini, Matta non vi cercavano un paesaggio: vi cercavano una distanza. Per loro la Tuscia non fu una tappa, ma la elessero a propria dimora.
Quell’elezione ha depositato qui un patrimonio anomalo: non un museo, ma un territorio in stato d’opera. Studi che presidiano le valli, fondazioni murate nei castelli, sculture che abitano i campi. Accanto, le rovine e i borghi dimenticati: non vuoti da riempire, ma riserve di possibilità, luoghi in cui il tempo ha continuato a lavorare senza progetto.
Tuscia Contemporanea nasce per renderlo visibile. Non fondiamo nulla: riconosciamo ciò che già esiste. Non importiamo l’arte nella Tuscia: mostriamo che vi opera da tempo e proviamo a darle una grammatica comune, una geografia condivisa, una voce. La rete non è il nostro strumento: è la nostra prima opera. Perché un territorio non è uno sfondo, ma un sistema di relazioni: tra chi crea e chi coltiva, tra l’atelier e la piazza, tra l’opera e chi la incontra.
Il nostro metodo è il transito: dal palazzo affrescato al borgo fantasma, dalla dimora storica allo studio d’artista, accompagniamo lo sguardo dove da solo difficilmente arriverebbe. Contro la cartolina opponiamo l’esperienza; contro il pittoresco, la presenza. Ci rivolgiamo a chi continua a cercare nei luoghi qualcosa che non possa essere replicato altrove, soprattutto alle nuove generazioni: non per convincerle a restare, ma per mostrare che restare può essere una scelta creativa, non una rinuncia.
La Tuscia non ha bisogno di diventare contemporanea. Lo è da tempo. Occorreva soltanto imparare a riconoscerla.